La storia dell'arte viterbese al museo civico di piazza Crispi

Home | Esperienze | Itinerari | La storia dell'arte viterbese al museo civico di piazza Crispi

Descrizione

Il museo civico di Piazza Crispi, poco fuori le mura di Porta della Verità. Un percorso dentro la storia dell'arte viterbese. Due piani e un pian terreno.

Il piano terra è dedicato all’archeologia, il primo all’arte moderna e medievale e l’ultimo alle collezioni storiche. C’è anche l’ascensore. Anni ’70. Funziona bene, peccato solo la barriera architettonica all’ingresso in piazza Crispi. Tutto il complesso porta il nome di Luigi Rossi Danielli. L’archeologo che finanziò importantissime campagne di scavo che portarono alla scoperta di parte consistente del storico-culturale della Tuscia. Morì a soli 39 anni, il 10 maggio 1909.

Al pian terreno ci sono etruschi e romani. I sarcofagi attorno al chiostro. I reperti delle sale. Da Ferento, dai siti del territorio. Ci sono anche alcune riproduzioni per non vedenti e un plastico ricostruttivo di Norchia. Frammenti di una storia che lasciano intravedere la monumentalità del paesaggio della Tuscia. Tra le iscrizioni, ce n’è una in ebraico. La sola e unica testimonianza della presenza della comunità a Viterbo. Venne ritrovata a Poggio Giudio, che ospitava il cimitero ebraico prima della cacciata dalla città. È un’iscrizione del 1401. Si piange la morte di un giovane figlio.

Al primo piano c’è la pinacoteca con le opere dal XII al XIV secolo. Due su tutte la Pietà e la Flagellazione di Sebastiano del Piombo. Il primo è del 1517, l’anno primo della rivoluzione luterana in Germania. Il secondo, del 1524. L’Europa nel pieno della rivolta protestante. Due dipinti che tirano in ballo anche la figura di Michelangelo. La storia del rinascimento italiano. L’allestimento dovrebbe essere provvisorio, dovuto ai guai che il museo ha dovuto affrontare tra un crollo e un terremoto. Davanti ai due del Piombo ci sono tre sedie. Sempre e soltanto in tre si può entrare e avvicinarsi ai quadri superando la cordicella bianca che fa da confine.

Poco più avanti ci sono due sculture in terracotta policroma della bottega di Andrea della Robbia e la quarta sala ospita opere di artisti che vanno dal XVI al XVIII secolo. Cesare Nebbia, Aurelio Lomi, Salvator Rosa, Pietro da Cortona. Nell’ottava sala c’è infine il Presepe del Pastura, allievo del Pinturicchio e del Perugino.

All’ultimo piano ci sono le collezioni. Di rilevo anche le ceramiche da farmacia dell’ospedale grande e i cliché fotomeccanici all’ingresso, matrici di fotoincisione, ossia forme da stampa in rilevo che hanno rivestito un ruolo fondamentale nella storia dell’arte tipografica. Qui si trovano inoltre, una collezione di monete, i cinquantasei bozzetti settecenteschi della Macchina di Santa Rosa e le copie del XVII secolo di alcuni affreschi perduti di Benozzo Gozzoli con storie della vita di Rosa. Affreschi che fino all’inizio del secolo scorso si trovavano all’interno della Basilica di Santa Rosa. Ci sono infine le chiavi che si infilano nelle serrature di Porta Romana e Porta della Verità.

Map

Luoghi nelle Vicinanze

Attività Commerciali Vicine

Scopri tutte le attività

Rimani Aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter e scopri le novità di Viterbo Medievale