Palazzo dei Papi

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Descrizione

Palazzo dei Papi 

Nell’antica piazza San Lorenzo, in corrispondenza del primo nucleo abitativo del centro di Viterbo, sorge il maestoso Palazzo dei Papi. Si tratta del più importante monumento della città, che spazia dallo stile romanico agli adattamenti rinascimentali e barocchi: fu edificato in romanico a partire dal palazzo vescovile, che in precedenza occupava quel lato della piazza, in occasione del trasferimento della Curia papale da Roma. 

Palazzo dei Papi a Viterbo e trasferimento della sede papale
Fu papa Alessandro IV a volere il trasferimento della sede papale da Roma, dove il clima verso il pontefice si era fatto ostile per via delle lotte tra guelfi e ghibellini, a Viterbo nel 1257. Qui il papa rimase fino al 1281, per spostarsi poi a Orvieto. 
La costruzione dell’edificio avvenne a spese del comune in poco più di dieci anni, tra il 1255 (l’anno dell’inizio dei lavori è testimoniato dall’opera del cronista D’Andrea) e il 1266, per iniziativa dell’allora Capitano del popolo, Raniero Gatti. 
La facciata che dà sulla piazza è coronata dai tipici merli guelfi – contraddistinti dalla forma squadrata – sotto i quali si aprono le finestre che danno luce al Salone del Conclave, dove furono eletti cinque pontefici: in totale si contano dodici bifore a tutto sesto, sopra alle quali ci sono piccole monofore di forma rettangolare. 

Al Palazzo dei Papi e alla Loggia si arriva percorrendo la maestosa scalinata che sale dalla Piazza, in cima alla quale svettano due colonne con capitelli medievali. I cardinali si trovavano raccolti nel Salone quando ebbe luogo l’elezione papale più lunga della storia, in seguito alla morte di Clemente IV: convocata nel dicembre 1268, ci vollero ben trentatré mesi e un giorno perché l’assemblea si sciogliesse, dopo aver nominato pontefice Tebaldo Visconti, con nome Gregorio X, nel settembre 1271. 

Palazzo dei Papi e l’origine del Cum Clave
Il nome stesso dell’adunanza dei cardinali per l’elezione papale deriva dalle circostanze dell’evento: per accelerare la scelta, i viterbesi chiusero a chiave i prelati nel palazzo – da cui l’espressione “cum clave”, all’origine del termine in uso oggi -, tagliando allo stesso tempo le scorte di cibo. 
Si narra che il capitano del popolo volle anche la rimozione del tetto della sala per mettere ancor più pressione al collegio cardinalizio rinchiuso lì, dato che il soglio papale rimaneva vuoto da 42 mesi. Se alcuni segni sulla pavimentazione testimonierebbero l’uso di pali per dare copertura in forma temporanea del Salone del Conclave, oggi protetto da un soffitto a capriate, un’antica pergamena datata 1270 fornisce un ulteriore indizio in questo senso: nel documento, che contiene l’elenco dei nomi dei prelati partecipanti all’elezione, si legge che venne emanata “in palatio discoperto”. 

La costruzione della Loggia dei Papi
La Loggia dei Papi venne edificata l’anno successivo al completamento del Palazzo
, per volere del capitano del popolo Andrea di Beraldo Gatti. Il nome di “Loggia” però arriverà solo alcuni anni più tardi, nel 1278. 
Appena dopo la sua costruzione il loggiato non si presentava così come appare oggi: inizialmente era coperto, ma fu modificato per iniziativa di Andrea di Beraldo Gatti che fece ripetere il colonnato anche dalla parte opposta, quella che si rivolge alla Valle di Faul.  
Il traforo dell’edificio ne rivela l’influenza francese: i sette archi in stile gotico affacciati sulla piazza sono sorretti da colonne molto sottili, al punto che nella prima metà del Trecento furono restaurate perché l’allora papa Giovanni XXII le riteneva troppo sottili per poter reggere il peso della struttura. 
Il papa non si sbagliava, ma l’intervento di sicurezza non fu sufficiente: in seguito si verificò un crollo nella parete Nord che costrinse a riempire con un muro le colonne rivolte dal lato di piazza San Lorenzo. 
Il pontefice si affacciava da lì per dare la propria benedizione al popolo, uscendo dalla Sala del Conclave. L’intera struttura sopraelevata della Loggia si trova su una volta, sorretta da un pilastro ottagonale: all’interno c’è il pozzo che alimenta la fontana – costruita nella metà del Quindicesimo secolo con materiale di reimpiego, risalente a diverse epoche - al centro della Loggia. 
Sulla vasca si possono scorgere gli stemmi della famiglia Gatti, del cardinale Raffaele Galeotto Riario, di Sisto IV, membro della famiglia della Rovere, e del vescovo Francesco Maria Visconti dei Settale. 
Sopra il colonnato invece si possono ammirare gli stemmi della città di Viterbo, ma anche l’aquila, emblema di papa Clemente IV, oltre alle chiavi papali assieme alle doppie infule; ritorna quello della famiglia dei Gatti, promotrice della costruzione. 
La vista dall’alto della Loggia dei Papi permette di godere del panorama: se da una parte si può ammirare la bellezza di Piazza San Lorenzo, dalla parte opposta si scorgono il campanile di Santa Maria in Cella e, dove i contrafforti del Palazzo dei Papi si affacciano a strapiombo, la valle di Faul.
Il Palazzo dei Papi, assieme alla vicina Cattedrale di San Lorenzo, costituisce il Polo monumentale di Viterbo: il piano terra del Palazzo ospita infatti la libreria del Museo del Colle del Duomo.

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