La macchina di Santa Rosa: la festa e il trasporto

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La Macchina di Santa Rosa è il baldacchino usato per trasportare la statua di Santa Rosa, patrona della città di Viterbo, durante la processione che si svolge ogni anno la sera del 3 settembre, lungo il tragitto di circa due chilometri, che collega la Chiesa di San Sisto alla Chiesa di Santa Rosa, attraversando le vie e le piazze del centro viterbese.

Il trasporto della Macchina rievoca quello della salma di Santa Rosa dalla chiesa di Santa Maria in Poggio alla chiesa di Santa Maria delle Rose, poi intitolata alla santa, che avvenne nel 1258 su disposizione di Papa Alessandro IV.

Rosa morì a Viterbo nel 1251 all'età di 18 anni e venne sepolta presso la chiesa di S. Maria in Poggio, la parrocchia in cui era nata, fino al 4 settembre del 1258, giorno in cui il suo corpo venne trasferito nella chiesa del Monastero delle Clarisse di San Damiano, dal XIV secolo intitolata a Santa Rosa, dove si conserva ancora oggi intatto.

Dal 1509 la festa di Santa Rosa ricorre il 4 settembre ed è celebrata a Viterbo fin dalla sera precedente con il trasporto della Macchina, una tradizione che nacque negli anni successivi al 1248, quando per ricordare la santa si effettuava il tragitto che avevano compiuto le sue spoglie, portando in processione la sua statua sopra un baldacchino illuminato, che nei secoli ha assunto dimensioni colossali.

La processione di Santa Rosa a Viterbo oggi

La macchina ha l'aspetto di una torre alta 28 metri su cui si erge la statua di Santa Rosa. Illuminata da fiaccole e lampade, emerge sopra i tetti del centro storico, rischiarando al passaggio le vie e le piazze spente per l'occasione. La sua realizzazione è affidata ogni cinque anni dal Comune di Viterbo ad un costruttore selezionato con bando pubblico.

L'ultima si chiama Gloria, pesa cinquanta quintali, ricorda lo stile gotico ed è stata costruita nel 2015 su progetto dell'architetto Raffaele Ascenzi.  

A sollevare la Macchina sulle spalle durante la processione sono i Facchini di Santa Rosa, nelle loro divise bianche con cintura rossa, riuniti dal 1978 nell'omonimo sodalizio.

I Facchini sono uomini in buona salute, di età compresa fra i 18 e i 35 anni, che abbiano superato la prova consistente nel sollevamento di una cassa di 150 kg, con la quale devono percorrere un tragitto ellittico di 90 m.

Ciascun Facchino appartiene ad una categoria che corrisponde ad una precisa postazione sotto la base del baldacchino, ad esempio i “ciuffi”, cosiddetti dal nome del copricapo che indossano per proteggere la nuca, si posizionano sotto la Macchina, mentre le “spallette” e le “stanghette” si dispongono lungo i lati esterni; vi sono poi il Capofacchino e le Guide che coordinano le fasi del trasporto.

La festa di Santa Rosa

Nella giornata del 3 settembre i Facchini sono indiscussi protagonisti. Si incontrano alle ore 14:00 per il giro “delle sette chiese”, dalle 17:30 alle a19:00 si rilassano presso il Convento dei Cappuccini, raggiungono poi il Santuario di Santa Rosa per percorrere il tragitto della processione a ritroso, fino alla Chiesa di San Sisto, dove ricevono la benedizione del Vescovo e l'affidamento della Macchina dal costruttore.

La Macchina di Santa Rosa attende i Facchini accanto alla chiesa, appena dentro le mura della città, qui nei mesi di luglio e agosto avviene l'assemblaggio delle sue parti, sotto l'impalcatura e i teli che ne impediscono la vista ai passanti.

 

La suggestiva processione di Santa Rosa a Viterbo

La sera del 3 settembre la Macchina di Santa Rosa viene svelata al pubblico, le luci accese, i Facchini prendono posizione, quindi viene sollevata fra le grida concitate della folla e alle 21:00 inizia la discesa lungo via Garibaldi.

Gli spettatori sono migliaia, si accavallano ai lati delle vie, i più giovani dormono in strada già la sera prima per prendere posto, molti arrivano con largo anticipo imbracciando le sedie di casa, altri prendono posto sulle tribune. I più fortunati sono i proprietari dei balconi che affacciano sul percorso, così vicini alla Macchina da poterla toccare.   

Lungo il tragitto della processione di Santa Rosa, sono previste cinque soste durante le quali la Macchina viene poggiata sui cavalletti per permettere ai Facchini di uscire, prendere fiato e darsi il cambio.

La prima fermata è in piazza Fontana Grande, la seconda in piazza del Plebiscito, di fronte al Palazzo Comunale, dove avviene la famosa “girata”, ossia il giro della macchina su sé stessa, dedicato alla memoria di qualche personalità cara al sodalizio.

Due volte si ferma lungo la via del corso e infine giunge in Piazza Verdi per un'ultima sosta prima di affrontare la ripida salita che porta al Santuario, dove termina la processione. L'ultimo tratto si fa di corsa, con l'ausilio di altri Facchini, che da davanti tirano la Macchina con le corde e da dietro la spingono con le travi.

La Macchina di Santa Rosa viene a questo punto adagiata di fronte al Santuario e qui rimane accesa per i giorni successivi.

Dal 2013 la festa e il trasporto sono Patrimonio orale e immateriale dell'UNESCO.

Almeno una volta nella vita la processione di Santa Rosa a Viterbo merita di essere vista.

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